Fobia scolare: sintomi e rimedi
Assentarsi immotivatamente da scuola può essere capitato a tutti. E’ quasi fisiologico non presentarsi in classe per la paura di un compito o di un’interrogazione, per uno sciopero improvvisato o una fuga sentimentale. Altra cosa, però è un rifiuto persistente della scuola. Si tratta, in questo caso, di un disturbo preciso: la fobia scolare. In questo articolo cerchiamo di descriverne le caratteristiche e la sintomatologia e di suggerire la terapia idonea al suo superamento.
Fobia scolare: sintomi
Con fobia scolare intendiamo un disturbo piuttosto specifico che si manifesta nel rifiuto persistente ad andare e/o rimanere a scuola. Esso riguarda un numero limitato di studenti, tra l’1% e il 5%, prevalentemente concentrati tra gli anni di inserimento alla scuola primaria e nella fase di passaggio alla secondaria inferiore. La sintomatologia si manifesta prevalentemente attraverso:
- elevata ansia prima dell’ingresso a scuola, che può anche trasformarsi in vero e proprio panico;
- disturbi somatici quali mal di testa, dolori osteo-muscolari vari, vomito e nausea, diarrea;
- sonno disturbato, con presenza di incubi.
Talvolta la fobia scolare può associarsi a disturbi specifici dell’apprendimento o alla sindrome da iperattività/deficit di attenzione.
Fobia scolare e DSM5
Secondo i criteri diagnostici DSM5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Quinta edizione), la fobia scolare risulta esprimersi tra la fobia sociale e l’agorafobia. La fobia sociale porta il soggetto a sentirsi inadeguato in una dimensione relazionale ampia: al fine di salvaguardare la propria immagine, rifiuta il rapporto con gli altri. L’agorafobico tende invece a evitare luoghi dai quali è difficile allontanarsi e nei quali – in genere – non è presente nessuno percepito come amico, in grado di essere d’aiuto.
Fobia scolare: codice ICD
Il Portale italiano delle classificazioni sanitarie riporta l’ultima revisione, la decima, della Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati (ICD-10). Si tratta di un criterio adottato a partire dal 1 gennaio 1993 dall’Assemblea Mondiale della Sanità. In essa si elencano, sotto un unico codice – l’F40 – i disturbi d’ansia fobici, a loro volta ripartiti prevalentemente in:
- Agorafobia (F40.0);
- Fobie sociali (F40.1);
- Fobie specifiche (isolate) (F40.2).
E’ opportuno citare per esteso la descrizione di tali disturbi presente sul Portale, sottolineando come questi si colleghino – talvolta – ad istanze di tipo depressivo. I disturbi d’ansia fobici sono “[u]n gruppo di disturbi in cui il sintomo unico o predominante è la paura di certe situazioni che non rappresentano un pericolo attuale. Di conseguenza, il paziente di solito evita o teme tali situazioni. L’ansia del paziente può essere focalizzata sui singoli sintomi, come un brivido causato dalla paura o da una sensazione di debolezza, ed è spesso associata alla paura di morire, perdere il controllo o diventare pazzo. Aspettare la possibilità di entrare in una situazione fobica di solito causa un allarme prematuro. L’ansia e la depressione fobiche sono spesso combinate. La decisione di effettuare due diagnosi (disturbo d’ansia fobico e episodio depressivo) o solo una è determinata dalla durata di queste condizioni e dalle considerazioni del medico riguardo alla terapia durante la consultazione del paziente.”
Fobia scolare: terapia
Al fine di ridurre l’ansia, potenziare la propria autostima ed autoefficacia e consentire pertanto un graduale rientro a scuola, può essere utile un trattamento di tipo psicoterapeutico. Molto utilizzata, ad esempio, per l’ampio spettro di tecniche terapeutiche che la caratterizzano, è la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Questo approccio prevede varie fasi, volte ad individuare in primo luogo l’origine dell’ansia e, secondariamente, a correggere i pensieri disfunzionali. Lungo il percorso di cura, che può durare diversi mesi, è previsto il coinvolgimento dei genitori e – successivamente – della scuola.