Dislessia: cosa è e quali sono i sintomi

Abbiamo affrontato, in un articolo precedente, il tema dei cosiddetti “Disturbi Specifici dell’Apprendimento”, in acronimo, DSA. Tra questi, quello probabilmente più noto è la dislessia. Cerchiamo quindi di approfondire questo disturbo il quale, secondo quanto riporta l’Associazione Italiana Dislessia, interessa circa il 4% della popolazione.

Cosa è la dislessia

Le prime indagini e formulazioni scientifiche su questo fenomeno risalgono alla fine dell’Ottocento. Un gruppo di medici tedeschi cercò allora di definire e circoscrivere una anomalia piuttosto diffusa in età scolare. Si trattava della difficoltà, da parte di alcuni studenti, a imparare a leggere e scrivere, nonostante non fossero presenti particolari patologie o traumi. Nonostante sia quindi un disturbo noto da tempo, solo recentemente, nel nostro paese, la dislessia è stata pienamente riconosciuta come Disturbo Specifico dell’Apprendimento, in particolare grazie alla legge 170/2010.

Sintomi della dislessia

Cosa vuol dire essere dislessico? Come accennato, si tratta di una specifica difficoltà ad imparare a leggere e scrivere. In particolare, è possibile individuare una serie di precisi sintomi in bambini dai 4 ai 7 anni.

Sintomi nella scuola dell’infanzia

Il bambino che frequenta la scuola materna affetto da dislessia, presenta alcune difficoltà di tipo linguistico e nella comunicazione piuttosto precise. In primo luogo, l’alunno possiede un vocabolario decisamente scarso e fatica a comprendere i significati, tanto da avere problemi di costruzione delle frasi. Risultano per esso particolarmente problematiche le filastrocche e le rime. A ciò si accompagna in genere anche una scarsa manualità.

Sintomi nella scuola primaria (prima elementare)

All’età di 6/7 anni, quando lo studente inizia ad apprendere i primi veri rudimenti di lettura e scrittura, si manifestano sintomi ulteriori. Tipica è la confusione tra singole lettere scritte. Ad esempio, la p viene confusa con la q, la a con la e, la t con la d (grafemi simili, diversamente orientati, o che corrispondono a fonemi simili). Si ha inoltre una difficoltà palese nella sillabazione e nella scrittura, ove si tende a sostituire o elidere lettere. Si possono poi manifestare anche problemi nel calcolo semplice, dovuti a errori di conteggio o alla specularità di alcune cifre numeriche (2 e 5, 6 e 9).

Diagnosi e strategie compensative

Manifestatisi i sintomi, sono generalmente i docenti che suggeriscono alla famiglia dell’alunno potenzialmente dislessico di effettuare un controllo diagnostico. A seguito dell’Accordo Stato-Regioni del 25 luglio 2012, tutte le regioni e le province autonome hanno istituito protocolli precisi per consentire la diagnosi relativa ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Ogni Azienda Sanitaria Locale, attraverso strutture proprie o convenzionate, consente di effettuare le opportune valutazioni ed eventualmente rilasciare una apposita certificazione.

Cosa sono le strategie compensative?

Il solo fatto, per alcuni, di aver consapevolezza di un disturbo come la dislessia, può ingenerare una capacità strategica di autocompensazione, che consente loro cioè di superare in autonomia gli ostacoli di apprendimento. In genere però lo studente certificato dislessico viene supportato dall’istituto scolastico, attraverso l’elaborazione di un Piano Didattico Personalizzato, così come indicato dalla normativa sui Bisogni Educativi Speciali. In particolare, gli studenti possono usufruire di particolari strumenti tecnologici (come laptop o tablet, audiolibri, libri digitali) al fine di integrare le proprie lacune di apprendimento.

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