Che cos’è l’educazione interculturale

Oggi si parla spesso, nell’ambito scolastico, di intercultura. Il concetto di “educazione interculturale” è stato però introdotto nella scuola diversi anni fa, a partire dal 1990. Il testo di riferimento è una specifica circolare ministeriale, la 205 del 26 luglio 1990. Cerchiamo di comprendere bene questo tema, affrontandone anche le ricadute pedagogico-didattiche.

L’educazione interculturale negli anni Novanta

A far intervenire il Ministero dell’Istruzione su un tema come quello dell’interculturalità è stato un fenomeno che – dalla fine degli anni Ottanta – iniziava a farsi sempre più rilevante. Parliamo ovviamente della presenza di alunni stranieri nella scuola dell’obbligo. La crescita dei flussi migratori extracomunitari sarebbe stata, negli anni a venire, sempre più marcata, portando con sé problemi anche nell’ambito scolastico. Con lungimiranza, le istituzioni iniziarono già in quegli anni un percorso di riflessioni sull’impatto di culture altre nei confronti della nostra. Da qui, l’esigenza di impostare un discorso normativo sull’educazione interculturale. All’epoca, mediamente, era presente nelle classi un solo studente straniero, al massimo due. La provenienza era inoltre ben diversa da quella alla quale siamo oggi abituati. La Circolare ci ricorda che “[s]ono segnalati, in ordine decrescente di presenza, i cinesi (6,6%), gli jugoslavi (compresi i nomadi: 5,8%), i polacchi (5,1%), gli statunitensi (4,9%), i marocchini (4,7%), i tedeschi (4,7%), gli etiopi (3,9%), gli iraniani (2,6%), i cittadini del Regno unito (2,3%), i francesi (2,3%), gli egiziani (2,3%), i vietnamiti (2,3%), i brasiliani (2,2%), ecc.

Le finalità dell’educazione interculturale

L’idea era quella di considerare l’educazione interculturale un elemento pedagogico strutturale per una società sempre più multiculturale. Appariva cioè necessario che l’istituzione scolastica si proponesse come mediatrice attiva fra le diverse culture di provenienza e la nostra. Una mediazione che producesse non un semplice compatibilismo tra modelli culturali, bensì un accrescimento, un arricchimento reciproco. In particolare, sottolinea la circolare ministeriale, “[l]‘educazione interculturale […] avvalora il significato di democrazia, considerato che la ‘diversità culturale’ va pensata quale risorsa positiva per i complessi processi di crescita della società e delle persone. Pertanto l’obiettivo primario dell’educazione interculturale si delinea come promozione delle capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e sociale multiforme. Essa comporta non solo l’accettazione ed il rispetto del diverso, ma anche il riconoscimento della sua identità culturale, nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento.”

Pedagogia interculturale

Sono ormai passati decenni dalla prima elaborazione istituzionale del concetto di intercultura. Oggi l’educazione e la pedagogia interculturale sono una realtà in molti contesti consolidata. In particolare, l’approccio pedagogico interculturale si caratterizza nel cercare di mettere in relazione culture di provenienza diverse. Si tratta di un evoluzione del multiculturalismo, del relativismo culturale, ossia di quell’approccio orientato al rispetto reciproco fra identità originarie distinte. La sfida, oggi, è superare anche questa impostazione: dal relativismo, cioè, ad un nuovo universalismo, nel quale tutte le differenze si valorizzino e rafforzino l’idea della dimensione propriamente sociale dell’essere umano.

Spunti di didattica interculturale

Se il quadro di riferimento pedagogico è quello appena delineato, non è poi così difficile ideare spunti didattici funzionali ad una educazione propriamente interculturale. Possibili concetti chiave su cui impostare progetti didattici efficaci sono quelli, ad esempio, del rispetto reciproco, del dialogo, della risoluzione non violenta dei conflitti.

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