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ADHD: sintomi, didattica e trattamento psicoeducativo

Dopo aver affrontato in generale il tema dei Bisogni Educativi Speciali, in acronimo BES, ci occupiamo adesso di un disturbo non annoverato fra quelli specifici dell’apprendimento (DSA). Parliamo cioè dell’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder): il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività. Ma che cos’è esattamente l’ADHD? Quali sono le strategie didattiche più adatte per gestire al meglio tale sindrome? Quale il piano d’intervento psicoeducativo più corretto?

Cos’è l’ADHD

La sindrome che riguarda i deficit di attenzione e l’iperattività è un disturbo che interessa la capacità di autocontrollo del bambino. In particolare, ad essere coinvolti da esso sono la capacità di concentrazione e il controllo dei propri impulsi. Il bambino, in altre parole, manifesta una conclamata incapacità ad autoregolarsi. Ciò soprattutto in relazione a:

  • lo scorrere del tempo;
  • il raggiungimento di determinati obiettivi;
  • ciò che l’ambiente circostante si aspetta da esso.

Precisiamo che lo svilupparsi di questo disturbo non è da correlarsi a un fallimento educativo da parte della famiglia o della scuola. Anzi. Nonostante gli sforzi e lo zelo di genitori ed insegnanti, il comportamento di un bambino affetto da ADHD può trasformarsi in un serio problema di gestione. Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività può essere infatti a tutti gli effetti considerato un vero problema di salute mentale pediatrica. Una sua descrizione clinica precisa può essere infatti trovata nel famoso “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” (DSM), pubblicato dalla American Psychiatric Association e giunto ormai alla sua quinta edizione. Si ritiene, generalmente, che l’ADHD tenda a divenire un problema cronico: nel 70% dei casi può perdurare tutta la vita.

Origini della sindrome da iperattività/deficit di attenzione

La storia dell’ADHD inizia intorno alla metà del XIX secolo, quando lo psichiatra tedesco Heinrich Hoffmann descrive – per la prima volta – la sintomatologia dell’iperattività nei bambini. La data di nascita ufficiale del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività come problema medico può però essere fatta risalire al 1902, grazie al padre della pediatria britannica George Frederic Still. La genesi della Sindrome non è ancora stata stabilita con precisione: possono influirvi sia fattori genetici sia ambientali.

Sintomatologia dell’ADHD

I bambini colpiti dal Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività sono molto spesso erroneamente considerati, dagli estranei, come dei maleducati. L’atteggiamento tipico di chi non ha contezza della sindrome da ADHD è quello di accusare i genitori del bambino di scarsa capacità educativa. Le prime manifestazioni di irrequietezza (iperattività, impulsività, incapacità a concentrarsi) si possono osservare già in età infantile, prima dei sette anni. Data la delicatezza della questione, risulta sempre opportuno lasciare al professionista – psicologo o neuropsichiatra infantile che sia – la formulazione di una eventuale diagnosi di ADHD. Un occhio non esperto può infatti facilmente confondersi e trattare una semplice variabilità di temperamento come fosse un problema molto più serio. I criteri stabiliti dal DSM per conclamare una Sindrome di iperattività/deficit di attenzione sono infatti piuttosto rigidi. Essi prevedono che nel bambino siano presenti numerosi sintomi di disattenzione e/o di iperattività. Possiamo sintetizzarli come segue. Il bambino:

  • non regge per tempi anche brevi la concentrazione;
  • appare disinteressato a ciò che gli viene detto;
  • non riesce a stare fermo (corre, salta, si arrampica ovunque);
  • si distrae per ogni inezia;
  • tende a parlare continuamente;
  • sembra non avere alcuna pazienza.

Strategie didattiche e trattamento psicoeducativo

Non avere le giuste conoscenze ed una adeguata formazione può portare gli insegnanti alle prese con i bambini affetti dalla Sindrome di iperattività/deficit di attenzione ad enormi problemi di gestione. Problemi che possono sfociare in profonde frustrazioni, a tutto discapito dei discenti e, in particolare, del bambino iperattivo. Importante risulta pertanto essere affiancati, nella gestione didattica, da personale esperto in psicoeducazione o, quantomeno, essere formati sui rudimenti di questo trattamento specifico della salute mentale. Il trattamento psicoeducativo consente di rendere consapevoli del problema i familiari e il bambino stesso, permettendo una più serena adesione ad ulteriori e più specifiche terapie psicologiche e neuropsichiatriche. Va infine sottolineato che gli studenti ADHD rientrano tra i cosiddetti BES: è pertanto possibile, per essi, redigere uno speciale Piano Didattico Personalizzato. Nei casi più gravi di ADHD è possibile adottare anche una terapia di tipo farmacologico, a base di metilfenidato (Ritalin) e anfetamine.

Suggerimenti pratici per gli insegnanti

Elenchiamo di seguito alcune tecniche pratiche, che possono essere adottate dagli insegnanti per tentare di gestire i bambini ADHD:

  • affidare compiti brevi e semplici;
  • utilizzare linguaggi di tipo visivo (video, immagini);
  • evitare rimproveri;
  • evitare concetti astratti;
  • affidare compiti dinamici (che consentano al bambino di muoversi spesso).

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