Disgrafia: cosa è e quali sono i sintomi

Dopo aver trattato in un precedente articolo il tema della dislessia – tipico disturbo specifico dell’apprendimento – affrontiamo qui un altro disturbo piuttosto comune: la disgrafia. Il MIUR ha calcolato che questo disturbo – dati relativi all’anno scolastico 2017-2018 – colpisce lo 0,9% degli alunni. In realtà sembrerebbe questo un problema molto più diffuso, purtroppo non così frequentemente diagnosticato. Stando a quanto riportato negli Atti del Convegno Nazionale sulla Disgrafia del 2008, i bambini di quinta elementare con difficoltà esecutive nella scrittura sarebbero oltre il 20% del totale, dei quali ben il 5,5% con disturbi gravi.

Disgrafia: di cosa si tratta?

Lo specifico disturbo disgrafico ha a che fare con le competenze grafo-motorie del bambino. Tale problematica si manifesta prevalentemente nella scrittura corsiva, maggiormente correlata – in un certo senso – al movimento naturale e fluido della mano. Il bambino disgrafico fa fatica nello scrivere e spesso non riesce ad impugnare correttamente penne e matite. Il nucleo del disturbo è pertanto collegato a difficoltà motorie e di rapporto con lo spazio.

Cause ed esempi della disgrafia

Possiamo considerare l’attività dello scrivere come composta da due aspetti fondamentali: una componente linguistica ed una esecutiva. Intorno a quest’ultimo aspetto si concentrano prevalentemente i problemi di disgrafia. L’esecuzione dei grafemi, ovvero dei segni che rappresentano il linguaggio, presuppone infatti:

  • una capacità di movimento (dell’intero corpo) corretta;
  • la giusta prensione e pressione della mano;
  • una corretta coordinazione occhio-mano.

La presenza di un deficit su una o più di una di queste competenze di base può portare il bambino ad avere problemi di esecuzione grafica anche gravi. I margini del foglio su cui si scrive non vengono rispettati; gli spazi tra i grafemi non risultano regolari; non vengono seguite le righe o i quadretti, lasciando “svolazzare” le linee di scrittura; la pressione della mano sul foglio è o eccessiva o troppo debole. Problemi di disgrafia possono manifestarsi anche in relazione al disegno, geometrico o meno.

Disgrafia e disortografia

Bisogna fare attenzione a non confondere la disgrafia, che come abbiamo detto è legata a problemi di tipo grafo-motorio e di coordinamento spaziale, con la disortografia, che invece riguarda sostanzialmente difficoltà nella conversione dei suoni in simboli grafici. Quest’ultimo è quindi un problema che ha piuttosto a che fare con la sfera linguistica.

Disgrafia: la diagnosi

Diagnosticare precocemente la disgrafia è sicuramente importante, al fine di prevenire eventuali conseguenze negative, sia di tipo affettivo sia pratiche. Il momento in cui è – di norma – opportuno valutare le competenze grafiche del bambino è verso la fine della seconda primaria, quando la fase di apprendimento della scrittura è da considerarsi conclusa. I segnali da attenzionare, anche prima, in età prescolare, se molto evidenti, sono:

  • l’eccessiva pressione sul foglio, tanto da rischiare di bucarlo;
  • l’incapacità di seguire ordinatamente linee e quadretti (le parole o i numeri “svolazzano” liberamente);
  • una innaturale lentezza di esecuzione;
  • ricalchi e/o sovrapposizioni parziali di lettere e grafemi.

Il professionista abilitato alla valutazione e al trattamento terapeutico di alcuni disturbi specifici dell’apprendimento, fra cui la disgrafia, è il Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE), il quale svolge le sue attività all’interno del Servizio Sanitario Nazionale o in strutture con esso convenzionate.

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